Breve manifesto libero


Tante etichette hanno attraversato la mia mente per descrivermi :

artista, fotografa, ricercatrice, cameriera, disegnatrice.

Chi sei? Cosa fai? Perché sei quel che sei?

Domande che ho messo in stand by, in attesa di momenti migliori, in attesa di una me più pronta a rispondere. La cosa che per prima, però, mi è venuta alla mente per descrivere il mio percorso è la me che frequentava la scuola d’ Arte.

Essere etichettata come "l’ artista” mi ha sempre fatto sentire già catalogata senza aver davvero parlato, detto quello che volevo.

Il mio obiettivo era di significare in modo libero quello che sentivo verso il circostante.

Hai presente quando c’è qualcosa che sai che ti riguarda e non puoi ignorare?

Ecco.

Eppure, dopo aver finito la scuola d’ Arte, ho ignorato un forte richiamo di ricercatezza per alcuni anni finché, inaspettatamente, a casa di un’amica (che non vedo da un bel pezzo) ho sfogliato un libro di reportage fotografico in bianco e nero.

Me lo ricordo perché mi sono sentita innamorata persa. Sì anche della Fotografia ma credo in primis sentivo di aver trovato pezzi delle mie capacità.

Allora non l’avevo ne capito ne interiorizzato ma mi bastò sfogliare quei lavori di Doisneau per andare incontro ad un altro percorso accademico. Sta volta fotografico.

Ho frequentato un biennio a Milano che mi ha regalato una dimensione diversa: vedere le cose da una prospettiva fotografica. Da lì in poi la Fotografia mi ha fatto vivere fortissime crisi perché mi rendevo conto che non poteva essere solo un mezzo di espressione.

E avevo ragione.

Con la Fotografia ho intuito che nell’immagine c’è l’esistenza.

Con un altro bagaglio accademico sulle spalle decido di decifrare a modo mio le richieste lavorative fotografiche e mi oriento al ritratto in pellicola grande formato come arte di strada.

In mezzo a piazze e Buskers Festival, ho imparato il potere del dialogo con la propria immagine.

Ho collezionato ritratti in posa di persone di ogni genere e tutte avevano qualcosa in comune:

avevano addosso i segni delle proprie scelte e le risorse raccimolate. In una parola? Esistenza.

È stato accorgermi di questo dettaglio che mi ha convinto di poter essere una fotografa. Ho provato il foto reportage per i quotidiani, per le Aziende, per le feste nuziali, per gli oggetti in studio.

Sono stati i piccoli makers, però, a conquistarmi. Detti anche artigiani o piccoli imprenditori e Solopreneaur. Ad oggi infatti mi immergo nei loro mondi immensi e ne tiro fuori trame visive con tutte quelle cose che si pensa siano irrecuperabili o di poco conto.

Se sono qui oggi a scrivere di me è perché mi sono contornata di persone e di fiducia, due cose per cui ringrazierò sempre. E ringrazio anche te che sei qui.

Un abbraccio,

Claudia.

Cosa può fare per te la Fotografia


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